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I MIGLIORI PRODOTTI

I MIGLIORI PRODOTTI, IL TOP DELLA PRODUZIONE AGROALIMENTARE VENETA .

I  MIGLIORI PRODOTTI, IL TOP DELLA PRODUZIONE AGROALIMENTARE VENETA . - Radio Freedom talent

" I nostri Migliori Prodotti " la vedete la mappina quì a fianco? uno dopo l'altro appariranno magicamente i marchi di alcune Aziende..... e avrete modo di vedere, Toccare quasi con mano il loro lavoro la loro passione, entrerete tramite noi nelle loro Aziende, avrete modo di ascoltarli direttamente , di comunicare con loro e di imparare ad amare come Loro quello che solo chi ama e rispetta la Terra sà produrre !   Aziende che con Passione e Dedizione da molti anni hanno investito la loro Vita con Amore e sacrificio per produrre alcuni fra quei prodotti Tipici Vicentini di cui siamo veramente Fieri, e non solo a Livello Locale ma Mondiale....  Il primo di cui parleremo è il vino "Nettare di Bacco " PER AVERE MAGGIORI INFORMAZIONI CLICCATE DIRETTAMENTE SUL LORO MARCHIO ED ENTRERETE IN CONTATTO CON LORO !

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RISO VICENTINO DI ALTISSIMA QUALITA'

RISO VICENTINO DI ALTISSIMA QUALITA' - Radio Freedom talent

Il territorio Vicentino è pregno di Ottimi Prodotti Agro Alimentari, che vengono riconosciuti da tutti i migliori Esperti del settore come l'Eccellenza in Italia, ma anche in Europa e nel Mondo intero: Uno di questi Prodotti tipici " il Riso di Grumolo delle abbadesse " è coltivato con amore e dedizione    nel distretto produttivo di Torri di Quartesolo, Comune confinante con Grumolo delle Abbadesse, situato fra le provincie di Vicenza e Padova, nel quale la storia colloca la produzione del "Rinomato riso", riso introdotto dalle monache dell'Abbazia Benedettina di San Pietro di Vicenza, sin dal 500".

 Alle badesse si deve la bonifica di terreni, il disboscamento e il prosciugamento delle paludi e degli aquitrini, e l' irrigazione con la costruzione di canali  parecchi dei quali tuttora utilizzati "per condur a Grumolo acque per risara", come citano documenti di archivio. La coltivazione del riso a Grumolo ha dato un' impronta fortissima al piccolo centro e non solo per via dei canali. Le splendide ville patrizie dei dintorni sono state costruite dai nobili veneziani ai quali il Vescovo di Vicenza donò la proprietà di terreni incolti. Oggi questa coltivazione si estende per circa 130 ettari, meno della metà di quelli coltivati nel '600: quasi 300 ettari . Ma la crisi più forte è degli ultimi dieci anni: La produzione  di Vialone Nano si è molto ridotta e sta prendendo piede la varietà di Riso Carnaroli, maggiormente apprezzato dalla cucina Italiana.IN QUESTA ZONA PRODUCE una delle Aziende che vuole salvaguardare e incoraggiare la ripresa della coltura del riso a Grumolo e Torri di Quartesolo facendo conoscere questo riso di grande qualità. Il Vialone nano di Grumolo  " parte importante della coltura Contadina Vicentina " si gonfia molto con la cottura e assorbe molto bene i condimenti, dando vita alle tradizionali ricette vicentine, ha chicchi medio-piccoli, ma grazie alle   caratteristiche del terreno e sopratutto delle acque è di qualità Eccellente !   Fra i primi piatti sono rinomati il  risotto con i bruscandoli   che si raccolgono al margine dei sentieri nei boschi dei Colli Berici, oppure ancora il famosissimo  risi e bisi , o ancora il classico risotto con i fegatini  che   rappresentava il classico piatto delle nozze contadine, ma di queste importantissime ricette Tipicamente Vicentine ( molto popolari ) potrete consultare nel documento allegato la preparazione e le dosi......   Anche il Carnaroli rappresenta un punto di forza della coltivazione e produzione " DI QUESTA ZONA " 

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RECIOTO DI GAMBELLARA

RECIOTO DI GAMBELLARA - Radio Freedom talent

Uno dei prodotti di cui si pregia la questa zona è sicuramente il Famosissimo recioto di Gambellara.

  Non si sa con precisione quando ebbe inizio la coltivazione della vite nella zona del Gambellara: probabilmente venne diffusa in questa zona dagli Atesini e dagli Etruschi. Sta di certo che questa coltura e l'arte di produrre il vino vennero incrementati dai Romani, come testimoniano i ritrovamenti presso Montebello Vicentino dei resti di una villa romana munita di vinaia e vinaccioli.

Nel suo Naturalis historia, Plinio parla di "vinum passim"

Del Recioto non sono incerte solo le origini, ma pure il nome: alcuni lo fanno risalire la passito denominato Reticio menzionato sia da Virgilio che da Plinio il Vecchio. Non è da escludere neppure la radice latina Racemus, grappolo, visto che nel Medioevo è frequente indicare con Recis i grappoli spiccati dalla vite ed appesi ad asciugare per la conservazione. Altra ipotesi è che il termine Recioto derivi da quello veneto "recia", che significa orecchio, e con il quale si fa riferimento alla parte più alta del grappolo, ovvero quella contenente il succo migliore. Il grande Plinio nella sua opera Historia Naturalis ebbe modo di indicare ben diciotto metodologie per ottenere il vinum passim: in genere le uve si lasciavano sulla pianta per un mese, dopo la raccolta principale, avendo cura di torcere i peduncoli dei grappoli; in altri casi le uve si raccoglievano subito e si esponevano al sole, su graticci, per tre giorni, o, all'ombra, per dieci giorni. Columella ci fornisce, invece, la seguente ricetta per la preparazione di un vinum passim: si prendono i grappoli ben maturi, si ripuliscono dagli acini guasti e poi si stendono al sole su dei cannicci, difendendoli, durante la notte, dalla rugiada; indi, i grappoli, si sgranano entro anfore piene di buon mosto e gli acini si fanno macerare per sei giorni; infine si effettua la torchiatura e si pone il mosto nei dolia, dove avviene la fermentazione. Dopo alcuni mesi il vino è pronto.

Cassiodoro, uno dei primi ministri di Teodorico e successivamente ministro di Amalasunta, Atalico, Teodato e Valige, nel 530 si riferiva a questo vino quando rivolgendosi a chi si occupava delle contribuzioni fiscali (nella traduzione del Maffei), lo definì spezia veramente degna che se ne vanti l'Italia. E soggiunse: è puro per sapor singolare, regio per colore, talché o nei suoi fondi tu possa creder tinta la porpora o della porpora espresso il liquor suo. La dolcezza in esso si sente con soavità incredibile, si corrobora la densità per so qual fermezza e s'ingrossa al tatto in modo che diresti esser un liquido carnoso o una bevanda da mangiare.

Nel 1774 il Conte Antonio Pajello scrisse una Memoria sul miglior metodo di coltivare le viti e di produrre vini, dove classificò i vini vicentini in asciutti, liquorosi e appassiti su arelle. Nei primi anni dell'Ottocento alcune memorie apparse negli “annali dell'Agricoltura del Regno d'Italia”, diretti dal celebre Filippo Re, professore di Agraria nell'Università di Bologna, ci informano dettagliatamente sulla situazione della viticoltura e dell'enologia vicentina nel periodo napoleonico. Per un'esauriente descrizione della tecnica tradizionale di vinificazione dobbiamo riferirci al veronese Giuseppe Baretta che scrisse: Per vino liquore io intendo quel vino che si cava da uve o naturalmente appassite o fatte ad arte appassire: le quali si spremono sotto lo strettolo al cominciare del verno. Siccome a far questo vin conviene decantare e feltrare il mosto fino a che appaia netto d'ogni sua parte grossa, e soltanto in piccoli barili ed in luogo piuttosto freddo, si lascia fermentare e senza raspi né fiocini; così non potendo bollire che assai lievemente, questo vino conserva intatta una qualche parte di materia zuccherosa: la quale prerogativa è quella, appunto, che da oqni altro lo distingue.

+ fine dell'Ottocento l'ampelografo Anti racconta in maniera divertita che tutte le case di Gambellara offrono del buon Recioto, di tradizione famigliare, ottenuto da uve passite, che si suole offrire a partorienti e malati. Si passa poi al XX secolo, dove in un volumetto di Enologia e Viticoltura il Conte Giulio da Schio descrive una dettagliata situazione qualitativa viticola sulla produzione enologica vicentina. Parlando delle tipologie di vino ottenute da uva Garganega a GambellaraViene messo anche in bottiglie che riempite nel marzo od ai primi di aprile riescono spumanti per l'estate... L'altro tipo è frutto di una paziente lavorazione; l'uva viene appesa alle travi dal raccolto fino al principio dell'anno, poi si torchia... .

*Recioto di Gambellara Classico 2009 “tradizionale”  – Giallo paglierino carico, con bollicine rade e diseguali. Naso tenue, giocato su sfumature floreali e frutta matura, uva passa, fico e un che di erbe mediterranee. Percezioni lievitative di pasta di mandorla e di brioches. La vivacità, in bocca, si presenta più come texture carbonica che con le sensazioni convenzionali del perlage . La dolcezza si fa dunque amaricata. La freschezza contenuta. Ora che ci ripenso, mi sarebbe piaciuto assaggiarlo previo omogeneo intorbidimento. Sarebbe stato forse meno sussurrato. Un Recioto ancora da scoprire. (AUTORE :  Elia Cucovaz )

 

 

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SOPRESSA VICENTINA

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La Sopressa Vicentina è un insaccato tipico dellaprovincia di Vicenza, in particolar modo della zona di Valli del Pasubio ed è un prodotto a denominazione di origine protetta.

Si ottiene insaccando in grossi budelli bovini le miglioricarni del maiale (possono essere utilizzate spalla, prosciutto, capocollo, ma anche altre parti del maiale) macinate unitamente a lardosalepepe, altri aromi econservanti. Solitamente è lunga dai 25 ai 50 centimetri con diametro di una decina circa.

La sopressa è caratterizzata da un buon equilibrio fra parti magre e grasse, da un impasto morbido grazie alla macinatura a freddo della carne con una grana piuttosto grossa, fra 6 e 7mm, e da una stagionatura media, per cui ucciso il maiale (che tradizionalmente era sacrificato dopo la festa di San Tommaso, il 21 dicembre), veniva consumata in giugno. La stagionatura può comunque variare da 2 a 6 mesi-e oltre.

Si sposa a meraviglia con la polenta, in particolar modo quella di Mais Marano macinato finemente, e si gusta con vini rossi come il Cabernet, anche se non sfigura certo con un semplice panino.

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CONFETTURE TRADIZIONALI

L'amore per le cose semplici che la terra ci dona, l'artedi saperle conservare per assaporarle in qualsiasi momento dell'anno, la professionalità e la sapienza di chef qualificati, hanno fatto nascere queste confetture e conserve dolci dal gusto raffinato

  

 Confettura di Mele renette al limone - Confettura di Pere al vino rosso -Confettura di Zucca al brandy

 

Confettura di Carote e vaniglia - Confettura di susine selvatiche - Conserva dolce di radicchio e mela

 

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